Negli antichi monasteri tibetani, il suono
delle campane, viene utilizzato con l'intenzione di
facilitare l’armonia tra le energie terrestri
e le sfere celesti.
Le
campane tibetane sono coppe forgiate con una lega di sette
metalli, che corrispondono ai sette pianeti: Oro/Sole,
Argento/Luna, Mercurio/Mercurio, Rame/Venere, Ferro/Marte,
Stagno/Giove, Piombo/Saturno.
Il suono e le vibrazioni
delle campane utilizzate con la tecnica del
massaggio sonoro favoriscono il benessere, il
rilassamento, l’equilibrio e la concentrazione, stimolando
i naturali processi di autoguarigione.
In Mystical Drones
ascoltiamo un flusso unico di suoni che de
riva
dalla fusione di elementi provenienti dalle tradizioni orientali e
dalle moderna ricerca musicale occidentale. Ed assistiamo
anche, in una variegata successione di situazioni sonore e
sceniche, a suggestioni che esprimono in sé la propensione
spirituale che accomuna da sempre le musiche del mondo.
Fulcro dell’esibizione sarà
un rituale nel quale un intero set di campane tibetane verrà
utilizzato nelle sue potenzialità di cura.
Saranno coinvolti nella
performance:
Lama Dam Chhoi
( mantra e strumenti tradizionali)
Maurizio Gabrieli
(musica e live electronics)
Reza Kheradman
(voce)
Luca Marchioni
(canto difonico e letture)Mauro
Pedone (campane tibetane e massaggio sonoro)
Campane Tibetane:
Luana Belloni
Bruno Gianetti
Maurizio Limongi
Margherita MarchettiPatrizia
Raspanti
Cesare Miceli - Direttore
della fotografiaMauro Pedone - Coreografia
Marta Marchetti - Regia
da un’idea di
maurizio gabrieli
mauro pedone e
rocco ruggiero
Teatro Sala Uno
Piazza di Porta San Giovanni
10
00185 ROMA
Tel: 06 7009329
Laboratori per il Benessere Workshop for Healthy and Happy
di Mauro Pedone e Dam Chhoi Lama
Domenica 29 gennaio 10:00-18:00
Auditorium "Paolo Stefanelli"
Via Giuseppe Taverna 97 - Roma
L’uomo è punto
di unione dinamico tra la terra e il cielo. Ma dove inizia il
nostro viaggio?
E verso quale
meta stiamo andando? Dalla tradizione ci arriva una metafora ricca
di elementi
che stimolano la
Conoscenza. E’ l’immagine della Carrozza, del Calesse nella
Strada.
La lettura è
semplice: l’uomo è paragonato a un calesse composto da una
struttura
portante con
quattro ruote, una coppia di cavalli al tiro e un cocchiere seduto
alla guida.
All’interno
della carrozza c’è un passeggero. La struttura della carrozza
rappresenta il
corpo umano: le
ruote anteriori, che danno la direzione, sono le braccia, il
nostro asse
relazionale; le
ruote posteriori, più grandi, portano più peso, sono le gambe, il
nostro sostegno; i cavalli sono le emozioni, gli istinti che a
volte ci trascinano; il cocchiere è la nostra mente cosciente; il
passeggero invisibile è invece la nostra guida interiore. Il carro
percorre una strada bianca, disseminata di avvallamenti, dossi,
buche e pietre, che rappresentano le vicissitudini
e gli ostacoli
che incontriamo nella nostra vita. Ci sono anche dei solchi nel
terreno, tracce di passaggi di altre carrozze: è il passato, la
nostra conosciuta e rassicurante storia familiare. Il percorso è
delimitato da due fossati ai lati della strada: sono le regole da
seguire per non incorrere in incidenti. E naturalmente il
cocchiere dovrà conoscere bene il percorso, la meta e il proprio
mezzo di
trasporto. Valuterà le giuste soste di ristoro, alternandole ai
momenti di corsa. Sarà suo compito la manutenzione della carrozza,
controllare che i cerchi delle ruote siano a posto, che i cavalli
siano ben nutriti e che abbiano riposato il tempo necessario. Le
briglie dovranno essere della corretta lunghezza e serrate con la
giusta tensione. Il cocchiere dovrà far sentire ai cavalli che li
tiene a bada e che, allo stesso tempo, li lascerà liberi di
galoppare. A volte, cercando di tenere tutto sotto controllo,
possiamo bloccare le nostre emozioni o non dare loro il giusto
spazio. Oppure, quando siamo distratti, percorriamo interi pezzi
di strada senza accorgercene: chi ci ha guidato? Forse ci
scordiamo che è il passeggero che ha scelto la meta e dato il via
al viaggio. Alcune volte bussa dall’interno cercando l’attenzione
del cocchiere, ma il rumore del galoppo dei
cavalli e la
disattenzione del cocchiere, sempre preso ad ascoltare
l’incessante dialogo con se stesso, impediscono la comunicazione.
Chi è alla guida a volte non sente gli scricchiolii della
struttura che chiede una sana manutenzione: allo stesso modo una
malattia ci segnala che qualcosa non va bene. Sosta forzata. È da
molto tempo che il passeggero sta cercando di attirare
l’attenzione su qualcosa da rivalutare. La struttura è rigida e
non c’è armonia tra il corpo, la mente, le emozioni e lo spirito.
C’è bisogno di una pausa. Quante soste di riposo abbiamo saltato?
Quando lungo la strada c’era la nebbia, o la mente non era del
tutto chiara, la saggezza ci suggeriva un momento di
rallentamento, una sosta, nel dubbio siamo andati avanti.
Noi uomini, nei
nostri percorsi tra la terra e il cielo, spesso smarriamo la
strada, come si dice, a volte perdiamo la bussola.
L’esperienza ci
porta a dire che la pratica del massaggio sonoro con le campane
tibetane ci offre una possibilità per dei momenti di rigenerante
distensione. Favorendo il buon riposo, vivificando e attivando la
dimensione e il ricordo del sogno. Attivando delle strade inedite
e riportando alla luce gli antichi percorsi. fornendo interessanti
mappe di orientamento. Le vibrazioni e i suoni delle campane
ridonano luce all’essenza generando sensazioni di unità, spazi di
prezioso silenzio.