Confidenze di un operatore
Piccoli espedienti e rivelazioni vibrazionali nell’ambito dei trattamenti con le campane tibetane
L’universo nelle mani…
Premessa
Come un ponte l’operatore rappresenta la figura di collegamento tra i molteplici effetti procurati dalla campana e il soggetto trattato. Prima di procedere a qualsiasi intervento su un’altra persona è di fondamentale importanza radicare il lavoro su di sé. Saper ascoltare, l’allineamento, la centratura, sono argomenti che costituiscono la base della formazione in massaggio sonoro con le campane tibetane.
I nostri Magazine
Allo scopo di raggiungere una reale ricerca interiore, nell’editoriale del Magazine n°2 (Settembre 2018), Mauro Pedone si sofferma sull’importanza dell’armonia e coerenza e ci indirizza verso una metodica, dono della tradizione tibetana, al fine di trovare la “personale simpatia vibrazionale per una risonanza consapevole, in noi e con l’altro”.
Il bagaglio di conoscenza che offre questa formazione è una base solida sulla quale poter fare esperienza, attraversare le difficoltà e gioire dei progressi. Questo approccio, è un’avventura aperta che ogni volta si completa senza mai concludersi; una tessitura che, attraverso fili esili, nascosti, organizza sulla struttura fisica, sia in superficie e ancor più in profondità, delle avvolgenti stole colorate che arricchiscono ogni spazio di gioia, entusiasmo, serenità. Attraverso il suono e le vibrazioni delle campane si riscopre la voce dell’anima e “non possiamo coglierne il suo cammino se non stabiliamo il suo rapporto col corpo” (Platone – La caverna), e ancora “L’anima è una lira, bisogna farne vibrare tutte le corde” (George Sand).
Le mani, le scoperte
Il mio percorso come operatore passa per un tragitto fatto di scoperte, intuizioni e piccoli segnali che, oltre ad arricchire il personale modo di accogliere, accrescono la creatività. Appoggiare, spostare, toccare la campana; rilevare e modulare l’intensità del suono attraverso battenti e batacchi, mi aiuta a sviluppare l’empatia necessaria all’ascolto. Sotto questo aspetto, do molta importanza alla funzione delle mani che sentono e sono un grande orecchio in stretto collegamento con gli occhi. La consapevolezza di ogni gesto, sostenuto dall’intenzione, libera in me un’apertura percettiva che mi fa sentire con i piedi a terra ma col cuore in cielo.
“Guardare e toccare sono il modo migliore per sapere dove siamo” (Tahar Ben Jelloun)
Uno dei momenti più coinvolgenti è stato scoprire che nel sostenere la campana sulla persona, con le dita a cuneo e il gomito in appoggio sulla mia cresta iliaca, potevo beneficiare della migrazione vibrazionale creatasi, indirizzandola consapevolmente su di me. E così una parte del mio corpo, utilizzata a trasmettere sull’altro l’onda vibrante, poteva estendere questa funzione inglobandomi nella rete sensoriale del trattamento. Anche il dorso della mano, a contatto col torace della persona, mi restituiva i battiti del suo cuore, una confidenza che, abbassandomi e con un minimo sforzo fisico, tramite l’avambraccio, mi offriva la possibilità di dirigerli verso il mio petto procurandomi l’emozione di un tenero sorriso di gratitudine. Quando durante un trattamento mi sento sicura di poterlo fare, socchiudo gli occhi e assaporo con più intensità ogni oscillazione melodica che, come cibo desiderato, sazia la gioia di vivere e rende felici. Sentirsi ripetutamente sfiorati dal suono genera una carezza delicata che percorre tutta la superficie del corpo dell’altro e ritorna a me. Questa comunione vibrazionale consapevole (così la definisco), allarga la conoscenza sensitiva e raffina l’intuito dandomi la sensazione di essere un esploratore in cammino.
“Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato”.
Il ring
La campana, quando non è adoperata, può riposare la sua base sopra il ring: un cerchio di stoffa imbottita di svariati colori e dimensioni. L’uso statico di supporto, anche se molto decorativo, riduce le sue potenzialità di buon aiutante perché quest’oggetto, fungendo da cuneo, consente di appianare le curvature del corpo disteso e mantenere la campana in piano; può anche essere utilizzato come separatore e stabilizzatore tra l’una e l’altra. Inoltre quando la campana è in attività le sue funzioni si amplificano: assorbe e rimanda le vibrazioni! L’impiego di trasmettitore vibrazionale, posizionato nella giusta direzione, mi libera dall’uso delle mani sul corpo dell’altro e mi coadiuva nell’indirizzare l’onda verso zone specifiche e difficili da raggiungere come: gola- tiroide, mento, cervicale-nuca, centro della testa. Per la Medicina Tradizionale Cinese quest’ultimo punto, detto anche Cento Incontri, è il P. 20 del Vaso Governatore, la sua attivazione serve a stimolare tutti i Meridiani Yang. In Anatomia Neonatale è la sede della fontanella bregmatica.
I disegni
Attraverso immaginarie linee di congiunzione che ornano la persona, le campane, posizionate intorno e sul corpo, generano disegni. Una cupola che circonda il capo, il rombo, testa, spalle, cuore, l’asta che, partendo dai piedi si localizza alle ginocchia, si sof- ferma al ventre, raggiunge il cuore e si apre a griglia intorno alla testa… Si possono costruire disegni che racchiudono profondi significati vibrazionali. Una danza delle linee che, attraverso l’intenzione dell’operatore, indica al cuore di transitare per le spalle e di giungere al capo (rombo), o suggerisce ai piedi di percorrere tutto il corpo fino ad aprirsi all’apice per radicare e gettare via ciò che mentalmente è vano trattenere (asta)…. Le forme tra corpo e campane racchiudono un mondo di emozioni benefiche che, emettendo raggi sensoriali, mettono alla prova le vibrazioni di ognuno. I protocolli della formazione veliero, stella, aquilone…., sono già l’espressione concreta del gioco delle linee e rifacendosi a essi si possono sviluppare un’infinita diversità di disegni consapevoli. Sapere di fare del bene, anche davanti alla corazza più evidente, apre alla creatività e dà luce a questa poesia dei segni che stimola un sentimento di tenerezza nei confronti di chi si propone al trattamento.
La condivisione
La mia anima entusiasta potrebbe aver esagerato nel raccontare una parte del modo di vivere i trattamenti con le campane tibetane. Spero solo che qualche operatore si senta vicino al mio sentire, abbia fatto altre esperienze o adottato differenti modalità. Sarebbe un arricchimento poter creare un filone di scambi, uno spazio di condivisione emozionale, spirituale, fisico, dove ogni campanaro possa riversare il suo universo vibrazionale. Prendendo spunto da questo desiderio, ho coinvolto l’amica campanara Gabriella chiedendole di “regalarmi” uno scritto su ciò che vibra in lei “immergendosi nel suono delle campane tibetane”.
L’esperienza di Gabriella
“Comporre un trattamento per me è tecnica, intuizione, ascolto. So di non dire nulla di nuovo che non sia consigliato da Mauro. Quando la persona si distende con tutti i pensieri, le aspettative e la qualità del suo respiro, non posso fare a meno di sentire anche le mie aspettative e il mio respiro; siamo sulla stessa barca, ma io ho con me una chiave: il suono delle mie campane. Inizio con un massaggio di sfioramento lungo tutto il corpo del ricevente, dal centro del to- race fino alle mani. Per me è prendere contatto, familiarizzare, ma ho imparato che aiuta chi lo riceve ad affidarsi e rilassare il ritmo del respiro. Anche il mio respiro cambia ritmo, comincio a concentrarmi. Intuisco se il protocollo che avevo pensato, durante un breve colloquio col ricevente, è quello oppor- tuno e inizio a far vibrare le mie amiche campane. Ci immergiamo nel suono, comincia una danza fatta in coppia: il suo bisogno, la mia presenza, la sua ten- sione, il mio sostegno. L’ascolto si tinge di equanimità. Mi fido di quello che ci “diciamo” attraverso le campane, combinando tra loro i protocolli o lasciando fare all’empatia. L’esperienza sensoriale della voce è un’integrazione al tratta- mento che ho vissuto su di me in forma molto potente ed evocativa, quindi la propongo verso la fine, vocalizzando in armonia con la campana che scelgo di usare. Anche la vocalizzazione esprime un’intenzione figlia del piccolo percorso insieme, che vibra tenerezza, cordialità, gioia….È con questi sentimenti che, dopo aver fatto posizionare la persona su un fianco in posizione fetale, la “abbraccio” mettendo contemporaneamente una mano leggera sulla sommità del suo capo e una sotto le piante dei suoi piedi, rimanendo in ascolto di questo campo che formiamo. In questo momento faccio un’invocazione al SÈ di tutti gli esseri”.
Il finale
Sondare lo stato emotivo personale, adottare le tecniche proposte dall’insegnamento, accogliere ciò che la sfera sensoriale suggerisce, ripulire, lavare, anche solo con una goccia di O.E. di lavanda sulle mani, mi permette di raffinare l’intuito su chi si propone all’incontro e mantenere un atteggiamento di contenitore senza assorbire l’altro come una spugna. L’osservazione è attenzione e scoprire di aver centrato la scelta di uno specifico olio essenziale per l’emotività di una persona o di posare la campana proprio sulla parte che necessita assistenza, è benevolmente gratificante. Le campane segnano una strada vibrazionale dove poter progredire, migliorando la percezione di ciò che siamo, sentiamo e viviamo. Dedico un ultimo pensiero a chi ancora non conosce questo mondo, sperando gli venga stimolata la voglia di farvi parte, perché questa è una reale ricchezza!
“Se si vogliono trovare i segreti dell’Universo bisogna pensare in termini di energia, frequenza, vibrazione”. (Nikola Tesla)
Magazine n°22
L’universo nelle mani…è un articolo della nostra carissima Anna maria Civitareale, si trova all’interno del Magazine n° 22, come ogni volta si può scaricare gratuitamente in ⇒PDF
Centro studi LAVOCEDELCARRO
Il Magazine è una delle proposte nel nostro Centro studi. Per informazioni e nuove collaborazioni
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